ANTIGONI DI IERI E OGGI

Mi sono lasciato coinvolgere dallo “splendore” della serata inaugurale dei Giochi olimpici. Non mi sono perso nemmeno la sfilata degli atleti delle 92 nazioni partecipanti che hanno saputo ricreare lo spirito gioioso che dovrebbe rappresentare l’ideale che, benché in competizione, tutti gli Stati del mondo dovrebbero declinare pacificamente attraverso lo sport.

A febbraio avevo espresso il desiderio di tante persone per una tregua olimpica, che però non c’è stata. La pace, va detto, non ha brillato su queste Olimpiadi invernali.

Ecco perché unisco la mia voce a quella di chi ha espresso stupore e tristezza nell’aver visto escluso dalle gare un campione di skeleton, l’ucraìno Vladyslav Heraskevych, perché portava un casco disegnato da una sua connazionale artista, con sopra le facce di 24 degli oltre 500 atleti ucraìni uccisi nei 4 anni di invasione russa. Da notare che la più piccola aveva 9 anni, si chiamava Victoria e faceva judo.

Per escludere Vladyaslav si è fatto appello alla Regola 50.2 della carta olimpica che vieta «qualsiasi tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale».

All’inaugurazione avevo ascoltato la zimbabwese Kirsty Coventry, presidente del Comitato olimpico internazionale, aggiungere nel discorso un tocco della sua Africa, ricordando il concetto di ubuntu, che significa: “io sono perché noi siamo”.

Il mio pensiero è allora volato al Paese che ci ha regalato le olimpiadi: la Grecia, che ci ha fatto dono della figura mitologica di Antigone (la celebre tragedia di Sofocle, 442 a.C.). Figlia di Edipo e Giocasta, simbolo di resistenza morale, che sfida il re di Tebe Creonte che aveva impedito la sepoltura di suo fratello Polinice ‒ considerato un traditore della patria per aver mosso guerra a Tebe assieme agli eserciti stranieri.

Creonte aveva ordinato che il corpo di Polinice venisse lasciato insepolto, esposto alle intemperie e ai cani/uccelli rapaci, minacciando la pena di morte per chi avesse osato violare il decreto. Ebbene, Antigone si oppose al decreto per celebrare i riti funebri del fratello, basandosi sulle leggi divine che impongono la sepoltura.

Quel fare portò alla sua morte.

La coscienza contro il potere. Gli atleti ucraìni uccisi non avevano forse il diritto di essere ricordati in un avvenimento come queste Olimpiadi?